Cos’è la fitoterapia
La Fitoterapia, con cognizione di causa, si può considerare proprio la prima pratica terapeutica sperimentata al mondo.
Affonda le proprie origini in millenni di storia, poiché da sempre l’uomo ha intuito che nelle piante vi erano presenti delle sostanze curative. E’ quindi una pratica che mira alla cura e alla prevenzione di determinate patologie mediante l’uso di rimedi vegetali estratti da piante officinali.
Antichissima, poichè il primo testo scritto sulla medicina con le piante è fatto d’argilla. Consiste in una serie di tavolette incise con caratteri cuneiformi. I suoi autori, i Sumeri, lo redassero circa 3000 anni prima di Cristo, ma se ne trovano tracce anche in civiltà antiche come quella degli egizi, degli indù, dei greci, dei cinesi, dei romani.
Comincia così la storia ufficiale della fitoterapia anche se sappiamo che in realtà l’uomo ha utilizzato molto presto le piante, sia per nutrirsi che per curarsi. Il nome proviene dal greco phyton (pianta) e therapeia (terapia), ma sembra che l’introduzione di tale termine in ambito scientifico sia dovuta a un medico francese, Henri Leclerc, che è stato autore di diverse opere che parlano dell’impiego delle piante medicinali.
Nel periodo medievale la fitoterapia diventa una disciplina praticata soprattutto dai monaci e dalle suore; la Regola di Benedetto da Norcia prevedeva fra le altre cose la dedizione alla coltivazione delle erbe curative, un’attività la cui importanza era seconda solo alla preghiera.
Un doveroso cenno anche a Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), una monaca tedesca alla quale si debbono diverse opere di medicina e di scienze naturali (Physica, Causae et Curae) e alla quale sono intitolate moltissime erboristerie. Nel Medioevo nasce anche una delle più famose scuole di medicina: la “Scuola Medica Salernitana”, definita anche la “Madre delle Università”.
E’ paragonabile, per scienza, sapienza e valore culturale, ai grandi sistemi medici cinese, tibetano e ayurvedico, dove le piante si studiano, si catalogano e si applicano le loro virtù terapeutiche. La storia della fitoterapia moderna nasce però nel XIX secolo, quando si iniziano a studiare in modo scientifico i principi attivi contenuti nelle erbe e nelle piante.
Anche se spesso viene confusa con altre branche della medicina naturale, la fitoterapia invece fa parte a tutti gli effetti della medicina tradizionale, anche se ne conserva la sua efficacia e naturalità. Pensate che su dieci farmaci che compriamo in farmacia, almeno cinque sono di estrazione vegetale.
La fitoterapia quindi offre una vasta gamma di possibilità di curare e prevenire diverse e importanti patologie, pur rimanendo sempre nel campo della medicina scientifica.
Vediamo che spesso i medicamenti definiti “classici” o meglio “chimici” vengono contrapposti alla fitoterapia. Invece bisogna considerare che ciascuno dei due tipi di farmaci ha una sua collocazione ben definita.
E’ vero che la medicina “classica”, sulla base degli eccellenti risultati che ha permesso di ottenere in numerosi campi, ha occupato la scena per quasi un secolo, ma sappiamo anche che, gradualmente, sono emersi effetti collaterali a volte importanti, che ci esortano a considerarla con una certa cautela.
La fitoterapia e le sue proprietà propongono invece dei trattamenti di fondo che si manifestano con un’azione più dolce, che vi aiuteranno a prevenire varie malattie e a curare diversi disturbi e problemi cronici. Si può dire cioè come la fitoterapia agisca in profondità senza aggredire l’organismo, stimolandone le reazioni benefiche.
Il risultato, anche se arriva un po’ dopo, è un’azione più efficace, duratura e soprattutto priva di effetti collaterali a volte molto dannosi.
Ma cosa cura principalmente la fitoterapia?
La fitoterapia è adatta alla cura e alla prevenzione di molte malattie e in genere alla cura del corpo, ma i rimedi fitoterapici sono indicati principalmente per:
· dermatiti e acne;
· disturbi dell’apparato respiratorio quali mal di gola, influenza, raffreddore e riniti;
· cura dell’apparato cardiovascolare quando si riscontra l’insufficienza venosa degli arti inferiori, la tachicardia, la fragilità capillare, il colesterolo alto e l’invecchiamento cerebrale;
· ansia, insonnia e cefalea;
· disturbi dell’apparato digerente: nausea, vomito e cinetosi, gastrite, sindrome del colon irritabile, stipsi, difficoltà nella digestione dei grassi, meteorismo e insufficienza epatica;
· disturbi dei processi metabolici che provocano eccesso di fame o scarso appetito, ritenzione idrica, soprappeso e cellulite;
· cistiti, fastidi e disturbi a urinare per l’uomo, sintomi premestruali e la menopausa per la donna per quanto riguarda l’apparato urogenitale.Come si vede, può intervenire efficacemente in molti disturbi o problemi della vita comune.
Come funziona la fitoterapia?
Per spiegare meglio è bene introdurre due termini molto usati e cioè: “droga vegetale”: la parte della pianta ove risiede la maggior parte dei principi attivi che svolgono l’azione farmacologica (fiore, foglia, radice, seme ecc). Esempio: biancospino = pianta; f oglie e fiori di biancospino = droga vegetale.
Fitocomplesso: insieme dei principi attivi della pianta e dei principi non attivi, ma che aiutano e concorrono all’azione farmacologica. Quindi nel fitocomplesso sono presenti le sostanze attive (es: flavonoidi, tannini, oli essenziali ecc) e le sostanze coadiuvanti (vitamine, enzimi, sali minerali ecc).
L’azione terapeutica di una pianta medicinale deriva dal suo “fitocomplesso”, un insieme di sostanze irripetibili per via chimico sintetica, che si è cercato di somministrare fin dai tempi antichi, per ottenerne la massima efficacia, tramite decotti, infusi e tisane, il massimo ovviamente che si riusciva a fare in quei tempi.
La scienza ha poi cercato di individuare e isolare, da queste preparazioni, le sostanze responsabili dell’azione curativa. Nella cura o nella prevenzione delle malattie, però, si deve tenere conto di diversi fattori: la durata del trattamento e di eventuali controindicazioni (in particolare lo stato di gravidanza, oppure il periodo dell’ allattamento, l’interazione con altri farmaci).
La biodisponibilità, che è la quantità e la velocità con cui il principio attivo entra nell’organismo. Il principio attivo contenuto dalle piante medicinali dipende da vari fattori, tra i quali i più importanti sono:
luogo dove la pianta cresce, cioè latitudine e altitudine, clima, disponibilità di luce e ovviamente, di acqua e il “tempo balsamico”.
Quest’ultimo è il momento in cui la pianta ha in se il maggior quantitativo di principio attivo. Cioè un periodo molto ristretto definito “ora balsamica” che rappresenta il momento migliore della giornata per procedere alla raccolta della pianta.
Per le piante annuali si procede alla raccolta nel momento del loro completo sviluppo.
Per le piante “biennali”, è il secondo anno di vita.
Per i semi, a maturità del frutto.
I fiori in bocciolo o prima della completa fioritura.
Fusti e cortecce in inverno prima della gemmazione.
Il principio attivo dipende, ovviamente, anche dalle successive fasi di preparazione/conservazione/invecchiamento.
A parte qualche semplice infuso/decotto/tisana che ci si può preparare da soli, la cosa più importante è la qualità della fitomedicina che andremo ad acquistare.
Le alterazioni che un preparato può subire sono infatti molteplici.
Ad esempio, negli oli essenziali vi è l’ossidazione, la polimerizzazione che porta a sua volta alla resinificazione, causa quest’ultima di un imbrunimento del colore e di un aumento della viscosità. Poi l’idrolisi, l’evaporazione e l’irrancidimento.
Perciò gli oli andranno conservati in boccette di vetro scuro, riempite completamente e ben chiuse. Invece le droghe vegetali possono essere deteriorate dall’aria e dalla luce, nonché da batteri, muffe e parassiti (acari, tarme, scarafaggi ecc).
Quindi un fitocomplesso di qualità, in qualsiasi forma lo si voglia acquistare, deve rispettare in maniera assoluta determinati parametri e caratteristiche:
- Etichetta, che deve contenere oltre al nome del prodotto, la composizione con la sua terminologia scientifica.
- La data di preparazione , il numero del lotto, il paese di origine e il nome del produttore e/o importatore.
- Le indicazioni/controindicazioni e avvertenze per l’uso in pediatria, allattamento e gravidanza, possibili interazioni farmacologiche.
Ovviamente il prodotto non deve essere inquinato da batteri, insetti, parassiti, muffe, metalli pesanti, pesticidi, fumiganti, aflatossine e altre piante pericolose.
Funghi e muffe del genere “aspergillus” producono dei metaboliti tossici chiamati “aflatossine”, che provocano danni a carico del fegato e hanno dimostrato di avere azione teratogena (sviluppo anormale del feto) e cancerogena.
Non meno pericolose sono le “micotossine”, che si sviluppano soprattutto a causa di un non adeguato essicamento, immagazzinamento e conservazione.
Si corrono pericoli con la fitoterapia?
Seguendo alcune semplici regole fondamentali, si rischia al massimo di non riscontrare alcun miglioramento del proprio stato di salute. Tutte le possibili terapie in ogni caso vanno valutate con attenzione sapendo che anche con le erbe si possono fare dei grossi danni.
Perciò andranno valutate le controindicazioni e le interazioni con farmaci che si stanno già assumendo o con particolari patologie. Ad esempio, si è visto che gli agrumi, specialmente il succo di pompelmo, se assunto anche occasionalmente, potenzia in maniera considerevole l’effetto di alcuni farmaci.
Ad esempio una persona che soffre di ipertensione, è bene che non assuma del ginseng o del guaranà. E’ chiaro che se si è affetti da una malattia grave o acuta, o si è riportata una grave lesione sia indispensabile rivolgersi a uno specialista.
In questo blog vi daremo tutte le indicazioni necessarie per individuare i disturbi che la fitoterapia cura scientificamente con successo.
Starà a te leggere, prenderne atto e coscienza, e giudiacare quali siano le più indicate e adatte a te.
Per ogni informazioni e chiarimento non esistare a contattarmi.
